Capelli

Capelli

Se continua così finirà per farmi innamorare.
Se continua così finirà per farsi amare.

Thank you for the dance!
Snoopy

Thank you for the dance!
Snoopy

Mi chiedo quand’è che la vita comincia a ingrigirti? Quando tutto comincia a fustrarti? Come succede? Da che cosa dipende? Dipende da te stesso? Dipende dalla vita, dal suo corso naturale? Quando la vita incomincia a ingrigirti? Quando tutto comincia a essere pesante, quando comincia ad essere solo un pensiero da affrontare, un ostacolo insormontabile da superare? Quando certe cose cominciano a dar fastidio?
Ho visto come ai bambini bisogna sorridere, quanto questo sia necessario, quanto lo sia anche per i genitori. Chè ridere fa imparare, ridere fa sorridere.
Quando l’amore comincia a non primeggiare più, quando le farfalle cominciano a essere meno colorate, quando i fiori cominciano a non profumare più d’estate? Dovrebbero ridere anche i grandi, dovrebbero farlo ogni giorno.

Ho detto di no, che non volevo fare l’amore quando l’unica cosa che volevo fare era fare l’amore per l’ultima volta in questa casa.

Quanti anni hai?

Ricordo poco, e per questo mi sforzerò di ricordare.
Ricordo che a 14 anni ho ricominciato di nuovo tutto, tutto da zero: nuova classe, nuova compagna di banco, nuovi professori. Portavo i capelli raccolti in una grande coda alta, tutti i giorni. Si usavano i jeans a vita bassa e larghi, molto larghi. Con il latino e il greco me la cavavo abbastanza bene: il greco mi piaceva in modo particolare. Ricordo le novità, ricordo le ingiustizie, le versioni dettate al telefono e che erano i giorni contati di un amore con gli occhi azzurri, ma io ancora non lo sapevo. Ricordo che amavo senza avere pretese e senza riserva, guardavo e guardavo e guardavo e ci credevo davvero. Ricordo che amavo, perché non potevo non farlo. Ricordo che, a 15 anni ero felice, che portavo ancora i capelli legati in una coda alta, che ho cominciato a studiare italiano e a non studiare più il latino e neanche il greco. Ricordo la gita a Roma, il Carnevale che si aspettava con infinita pazienza, le scritte sui diari che, poverini, non si chiudevano neanche più e le risate e le “caliate” di classe “immotivate” ai più e a volte anche a noi. E poi ricordo che amavo un nuovo e magro amore (magro, sì, lui era magrissimo e bellissimo).
A 17 anni ho cominciato a sciogliere i capelli e a passarmi un filo di matita nera sugli occhi prima di uscire e di andare a scuola. Tutto questo perchè ho cominciato ad andare dall’estetista: sì, le tre cose erano ben collegate. Pensavo che ad esserne collegate, in realtà, fossero molte di più: le amicizie, per esempio; i ragazzi, per esempio; la mia vita in quanto felicità, per esempio. O forse è meglio dire serenità. O forse è meglio dire partecipazione. Pensavo a molte cose, alle conseguenze delle cose e alle loro cause. Le soluzioni erano state fino a quel momento ( e in realtà lo sarebbero state ancora per un bel po’) davvero difficili da attuare.
La scuola prendeva tutto il mio tempo, ogni santissimo minuto della mia giornata era dedicato e pensato per la scuola, per le verifiche, le interrogazioni, le raccomandazioni e le ingiustizie, le sfortune e le ore di Ed. Fisica, le imitazioni dei professori, i cambi dell’ora, la sveglia presto delle domeniche mattina passate a studiare l’ultimo canto della divina commedia e ad un amore che era impossibile e clandestino allo stesso tempo: un amore di cui nessuno sapeva, ma che tutti conoscevano: un amore travestito.
Poi mi sono diplomata, la tesina sul Vuoto e Battiato, la corsa al mare dopo gli esami, la scuola guida e la patente presa e mai utilizzata, l’iscrizione all’università e la casa fuori casa.
Ho dato il primo bacio a quasi 20 anni, in una discoteca bellissima in cui passavano musica bellissima, ad un ragazzo di Milano con cui mi stavo frequentando: avevo un vestito di lana leggera e chiara, stretto sul seno e morbido sulle gambe. Era novembre. Non l’ho vissuto molto bene, ero molto spaventata, sapevo che stava per succedere e non ero assolutamente pronta nè particolarmente entusiasta, ma mi ha baciata, e mi ha baciata con tutta la lingua del mondo.
Dopo di lui ho baciato ancora, ho baciato per dimenticare, ho baciato per attrazione, per ribellione verso me stessa, ho baciato perché ero troppo piena d’amore e a qualcuno dovevo darlo. Persi la testa, e perdere la testa è una delle cose più pericolose al mondo.
Sono arrivati i 22 anni, la prima volta in cui non sono riuscita a fare sesso e la volta in cui, invece, ci siamo riusciti.
Con l’università ero parecchio indietro e, una cosa che mi domando tutt’ora è se la scelta fatta a 18 anni è stata quella veramente giusta per me. Sono stati gli anni delle cene, dei problemi col sesso, dei pranzi e delle feste a tema per chiudere l’estate. Sono stati gli anni delle belle bevute, dei problemi tra coinquiline e gli anni dei concerti super mega galattici.
Oggi ho quasi 24 anni (a dicembre) e non sono cambiata poi così tanto, almeno non fisicamente.
Oggi ho quasi 24 anni e mi comporto da sedicenne: ho un blog come ai tempi di MSN e porto le converse da quando ne avevo 14 e le vidi per la prima volta a dei ragazzi più grandi durante un’assemblea d’istituto o qualcosa del genere (non sono sempre le stesse, tranquilli!). Oggi ascolto poca musica e solo musica italiana: mi piacciono in modo particolare i cantautori poco conosciuti. Guardo i fiori e fotografo gli alberi, esco spesso, studio troppo poco, dico le bugie alla mamma, non porto quasi mai le gonne e le scarpe alte e non so ancora bene chi sono e cosa voglio fare da grande, ma cerco di abbracciare (anche se non sempre ci riesco) e di amare nel modo più vicino possibile all’amore. Ho quasi 24 anni e somiglio ad una ragazzina di 17 di 7 anni fa e chissà se mai crescerò.

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Jovanotti

Cappello.

Domani sarà una giornata di sole.
Domani sarà una giornata di amore. Di quello vicino, che ci si può toccare.
Domani sarà una giornata di mare.
Domani sarà una giornata di vacanza.
Domani sarò una turista; saremo due turisti che cammineranno insieme in un posto mai guardato prima. Comprerò un nuovo cappello e lo metterò per tutto il giorno, per farmi guardare da te, per farti vedere come sono bella con un cappello colorato in testa.
Domani ci saranno gli ombrelloni e le sdraio e i teli da mare coricati sulla sabbia e noi sopra di loro.
Domani ci saranno le conchiglie e se ne trovo una col buco, la prendo e mi ci faccio un braccialetto come ricordo.
Domani ci faremo il bagno insieme e abbracciati cercheremo l’equilibrio per non cadere. Poi di nuovo sulla sabbia e poi ancora in acqua, in un posto incantevole, in un posto neanche così lontano, in un posto che ci terrà per un po’ tra le sue braccia.

Credo che sia una cosa carina, credo che sia una cosa creativa: che so stare da sola quando sono da sola, che non so stare da sola quando sono con te.